Rapporti di Sicurezza

Questo documento, di cui si riporta in allegato l’indice previsto dall’allegato 1 del D.P.C.M. 31/3/89, è articolato in 6 sezioni o Capitoli.

Nei capitoli A e B si richiedono notizie ed informazioni sul sito e sulle installazioni, processi e sostanze pericolose che possono essere presenti o sviluppate nell’ambito dei processi.

Nel capitolo C si richiedono:

  1. l’esposizione dei criteri e metodi adottati per l’analisi,
  2. la descrizione delle ipotesi di incidente individuate,
  3. la valutazione delle possibili conseguenze degli scenari incidentali che possono verificarsi
  4. l’elencazione delle cautele e misure di sicurezza presenti, sia con riferimento agli aspetti impiantistici che procedurali,
  5. le informazioni sugli standards e normative seguite nella progettazione e conduzione dei processi.

Nel capitolo D vengono richieste informazioni relative agli apprestamenti previsti per le condizioni di emergenza, con particolare dettaglio per la prevenzione incendi e la gestione dell’emergenza.

Nel capitolo E sono da inserire le notizie relative agli impianti di trattamento o abbattimento di reflui liquidi e gassosi o di rifiuti pericolosi.

Infine nel capitolo F devono essere fornite informazioni sulle assicurazioni stipulate dall’azienda per quanto riguarda i danni e le conseguenze in caso di incidente.

Nel RdS sono applicate le seguenti metodologie.

Analisi Preliminare

Metodi indicizzati

Si adottano i metodi ad indice previsti per il tipo di attività secondo le seguenti norme:

  •   per i depositi di gpl si segue il Decreto del Ministero dell’Ambiente (D.M.A.) del 15/5/1996;
  •   per i depositi di liquidi infiammabili e/o tossici il metodo da applicare è definito dal D.M.A. 20/10/98;
  •   per tutte le restanti attività la metodologia da seguire è quella proposta nell’allegato II del DPCM 31/3/89; in alternativa, qualora non applicabile, si usa il DOW Index
  •   per attività in cui siano presenti sostanze classificate tossiche per l’ambiente acquatico si applica il metodo proposto nel rapporto APAT 57/2005.

Liste di controllo

Per attività o settori particolari, quali la pirotecnica, le galvaniche, magazzini di stoccaggio di prodotti fitosanitari, ecc. si applicano le liste di controllo pertinenti; tra quelle disponibili si citano:

  • D.M.A. 5/11/97 sugli scali ferroviari
  • Il pericolo di incidenti nelle attività galvanotecniche (Regione Piemonte)
  • Linee guida per la distribuzione dell’ossido di etilene – CEFIC 2004

Analisi storica

Viene richiesta al punto 2.1 dell’allegato I al DPCM 31/3/89 (modalità di conduzione dell’analisi degli incidenti) e si inserisce nell’ambito del capitolo C, al punto C.1.1.2 (esperienza storica), ma comprende anche le informazioni richieste al punto C.1.1.1 (problemi noti di salute e sicurezza connessi al tipo di impianti in esame) ed al punto C.1.2 (reazioni incontrollate che possono originarsi, con specificazione delle condizioni alle quali esse si verificano e dei sistemi predisposti per controllarle).

Più in particolare, l’analisi storica consiste in un esame critico delle evenienze (incidenti e quasi incidenti) registrate nell’impianto in esame o in attività analoghe svolte in altri siti. Disponendo di informazioni sufficientemente complete di questi casi di incidente è possibile ricavare le indicazioni sui maggiori rischi potenziali e sulle azioni opportune per prevenire le cause ed il ripetersi della dinamica degli eventi; l’indicazione dell’entità degli effetti fornisce anche una misura del rischio potenziale associabile all’impianto.

L’analisi richiede un censimento dei casi storici che si effettua mediante ricorso a banche dati ed a letteratura specialistica.

 

Individuazione degli eventi incidentali ipotizzabili e valutazione della frequenza attesa

Questa fase dell’analisi è prevista nel capitolo C.1.5 dell’allegato 1 al D.P.C.M. 31/3/1989 e,per quanto riguarda le modalità e metodi da adottare, nel capitolo 2.1 del medesimo allegato.

In questa fase si prevede l’applicazione di metodi finalizzati ad individuare le cause e le sequenze di eventi che possono originare un incidente, stimandone la frequenza attesa; in generale sono applicati i metodi definiti di seguito.

HazOp

Si applica secondo la specifica ARTES (con software AlbatrosII) individuando i nodi negli apparecchi o linee ove sono presenti le sostanze rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs.334/99 e s.m.i. o dove siano ipotizzabili (in base all’analisi preliminare) eventi incidentali.

Per la scelta di nodi riguardanti reattori si valuta prima la criticità della reazione secondo il metodo inserito in “La stabilità termica nella sicurezza dei processi chimici industriali” aggiornamento della linea guida “la sicurezza dei reattori chimici” emesso da ARPAP nel 2000, a cura dell’ANPA. Allo scopo si può usare il file “APATSicReattori.xls”.

Per l’eventualità di scoppio all’interno di apparecchi polmonati con azoto a seguito di formazione di miscela infiammabile occorre stimare la probabilità di presenza del campo di infiammabilità: allo scopo è applicabile il file “CalcoloInfiamm.xls” (guida e spiegazioni in “InfiammSerb rev1.doc”) oppure il file “ApparInfiamm.xlsx”. Il numero ottenuto si inserisce poi nell’albero di guasto.

Stima affidabilistica

Consiste nel calcolo della frequenza attesa di rotture/forature in base al rateo ed al tempo di esercizio o numero di operazioni (per le tubazioni può essere considerata anche l’estensione).

Nella scelta del rateo per le tubazioni va tenuto in considerazione il DN.

Nel caso di controlli periodici frequenti previsti da specifiche procedure è possibile utilizzare coefficienti di sicurezza secondo la metodologia o i criteri API RBI 581.

Albero di guasto (FTA)

Si svolge mediante applicazione del software AlbatrosII.

Albero degli eventi (ETA o Event Tree)

Nel file di hazop previsto per AlbatrosII, al foglio “Note”, o nel file “Event.tree.xls” è inserito un tipico di albero degli eventi da utilizzare assieme alla tabella di riferimento.

 

Stima delle conseguenze connesse alle ipotesi incidentali

Si applicano anzitutto i modelli S.T.A.R.

Per evaporazione di pozze di liquidi all’interno di fabbricati di volume ridotto, laddove l’area della pozza è significativa rispetto al volume interno, si può usare il modello EPA del file “Emissioni_ambienti_chiusi.xlsx”. Quando la pozza è limitata si può applicare uno dei modelli STAR, ponderando i risultati.

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